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Settembre
2000 |
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La
nostra scelta e passione per i Ridgeback sono nate per
caso.
Era il 1994: cercavamo un cane, ma quale scegliere
fra le tante razze che ci affascinavano? Volevamo un cane
a pelo corto, di taglia grande, tranquillo in famiglia
ed equilibrato con gli estranei, dolce e paziente con i
bambini e poco chiassoso; nello stesso tempo avrebbe dovuto
essere un buon guardiano, possibilmente non "bavoso", ma
soprattutto avere la faccia da “Cane”. |
Un'enciclopedia
canina ci fece conoscere innumerevoli razze, mai viste
né sentite nominare prima di allora, fra le quali
il Ridgeback. E c’innamorammo.
La ricerca di allevamenti
fu il primo grosso ostacolo: nessuno sapeva se in Italia
ne esistessero, e tantomeno dove..
Passarono giorni, settimane,
mesi: l'unica speranza ormai era trovare qualche annuncio
su riviste specializzate o su giornali locali.
Finalmente,
un bel giorno, lessi l'annuncio tanto atteso su "Portaportese":
- Bellissimi cuccioli di Rhodesian
Ridgeback da genitori
importati dal Sud Africa vendo -
Chiamai subito Cristiano
annunciando il grande evento: "Ho trovato una cucciolata!"
Telefonai e fissai subito un appuntamento: finalmente potevo vedere dal vivo
il mio futuro cane. |
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La
cosa che ci colpì subito fu che al nostro arrivo,
la proprietaria ci fece attendere qualche minuto fuori:
entrò nel giardino di casa, impartì un
comando ai cani, dopodiché ci chiamò e
finalmente ci invitò ad entrare.
I cani si fecero
accarezzare e coccolare, ma con sufficienza: erano come
dei principini altezzosi. |
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La
definizione del carattere corrispondeva dunque a quanto
avevamo letto. Eravamo entusiasti, ma lo fummo per poco:
purtroppo i cuccioli, a causa di un errore, non avevano
pedigree. Decidemmo allora di cercare altrove.
Alcune settimane
dopo riuscii ad avere l'indirizzo dell'unico allevamento
Italiano riconosciuto. Chiamai immediatamente, ma l'allevatrice
al termine di una lunga serie di domande, disse di non
avere al momento cuccioli; aveva però in previsione
di far accoppiare una delle sue femmine.
Aspettammo alcuni
mesi prima di richiamare e con mia grande gioia mi sentii
finalmente dire: “Sono nati! Se volete, potrete venire
a vederli tra un mese. Eravamo al settimo cielo.
Il mese
passò velocissimo: partimmo un venerdì pomeriggio
e attraversammo mezza Italia (da Roma, dove abitavamo allora,
fino al lago Maggiore). Il sabato mattina alle 9.00 eravamo
puntuali davanti al cancello dell’Allevamento. Ci
accolse la Signora accompagnata dai suoi bellissimi Ridgeback:
Sa, col suo cappottino marrone, Ruby, Kaya, e la mamma
dei piccoli, Mahra . La Signora ci rivolse altre mille
domande. Tra me, perplessa, pensavo: - ma è solo
un cane..! E per me non è neanche il primo!- Alla
fine ci disse di avere disponibile solo una femmina. Noi
avremmo voluto un maschio, ma la voglia di possedere un
Ridgeback era troppa. La femmina sarebbe andata ugualmente
bene.
Arrivammo al momento dei saluti, e chiesi alla Signora di
indicarmi la cucciola che mi aveva destinato. La risposta
che seguì ci gelò: "Dovete aspettare ancora
un mese, sono troppo piccoli. Devono avere almeno 9 settimane.!"
Eravamo convinti di ritornare a casa con il cucciolo.
Ma l’entusiasmo ci fece superare la delusione.
Ci incontrammo dopo un mese a Reggio Emilia e fu allora che
ci consegnò Chamilla. Ora Chamilla ha cinque anni
e mezzo: dall'anno scorso vive in compagnia di sua figlia
Maya, quando siamo in trasferta dal nonno (mio padre) di
suo figlio Smoke, e di tutti i figli che abitano nelle vicinanze
(Lenny, Maili, Monty e ogni tanto Maisha, Milele e Makamo).
Solo ora capisco perché la Signora faceva tante domande:
sono le stesse che faccio anch'io alle persone che vengono
a vedere i cuccioli di Chamilla.
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| E
tutto questo perché non sono solo CANI (come pensavo una volta), ma
membri della famiglia. Di più: silenziosi e devoti
compagni di viaggio.
Grazie Giovanna, e a tutti quelli che mi sono vicini.
Sara |
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