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LA TORSIONE DELLO STOMACO
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La  torsione dello stomaco  (a cura del  dott.P.Donati)
La dilatazione dello stomaco e la torsione dello stomaco sono patologie che possono avverarsi indipendentemente, ma rappresentano sempre un evento potenzialmente catastrofico cosicché le due patologie vengono comunemente denominate "sindrome della dilatazione-torsione gastrica".La sindrome è stata ed è tuttora oggetto di grande attenzione da parte della letteratura veterinaria.Le conseguenze patofisiologiche ancor oggi sono solo parzialmente conosciute e la patogenesi , rimane ancora oscura. Di conseguenza molti regimi terapeutici, a volte controversi, sono stati proposti.La dilatazione dello stomaco e la torsione dello stomaco rappresentano una delle principali emergenze chirurgiche nella pratica dei piccoli animali.Anche se la percentuale di successo delle terapie adottate è aumentata in questi ultimi anni ed il tasso delle recidive è molto basso, la patologia è ancora associata ad un' elevata mortalità.L'esatta eziologia della sindrome è ancora oggetto di dibattito tra i vari ricercatori, si ritiene comunque che sia di natura multifattoriale:- la conformazione anatomica- la lassità dei legamenti epatogastrici ed epatoduodenali,- la composizione della dieta,- il movimento dopo i pasti,- pasti voluminosi,- l' aerofagia,- nervosismo e stress- difetti dei meccanismi di eruttazione o vomito,- anomalie dell' attività mioelettrica dello stomaco- i livelli di gastrina- la motilità esofageasono solo alcuni dei fattori ritenuti responsabili.Molti chirurghi hanno avuto la sgradevole esperienza di vedere insorgere la dilatazione e la torsione dello stomaco, senza alcuna apparente ragione, durante la fase di recupero dell' animale ed è quindi possibile che allo elenco delle cause scatenanti si debbano aggiungere gli anestetici gassosi, i farmaci parasimpaticolitici e gli interventi di chirurgia addominale.La sindrome normalmente inizia con un accumulo di gas, liquidi e alimento ingerito associato ad una ostruzione meccanica o funzionale del piloro e della giunzione gastroesofagea.Il gas responsabile della dilatazione ha una composizione simile all' aria e ciò conferma l' idea che la maggior parte del gas sia dovuto ad aria ingurgitata durante l'atto del bere e del mangiare; la quantità di aria aumenta notevolmente quando l'animale mangia velocemente o inghiotte i liquidi.
I cani normali eliminano l'aria attraverso l'eruttazione.


Schema di alcuni fattori    responsabili della   
dilatazione e della torsione 

  Una piccola percentuale di gas (10%) è prodotta anche dalla fermentazione batterica del cibo ingerito. Nello stomaco normale vuoto il gas non viene prodotto, dato che i batteri non sono praticamente presenti. Durante il pasto il numero di tali batteri aumenta enormemente provenendo dal cavo orale e dal cibo.Una ricerca mise in evidenza clostridi produttori di gas. Un numero elevato di batteri nello stomaco indica una ridotta secrezione dell'acido cloridrico che mantenendo il ph dello stomaco sotto il valore di 3 inibisce la fermentazione batterica. Non è stato stabilito se i cani predisposti alla dilatazione dello stomaco abbiano una ridotta capacità di secernere l' acido cloridrico. Le ricerche di tipo anatomico indicano che questi cani hanno un numero di cellule produttrici di acido cloridrico normale. La grave dilatazione gastrica può danneggiare lo stomaco in modo da provocare la riduzione della secrezione acida e ciò può predisporre a ricadute.Il gas può essere formato anche dalla interazione tra acido cloridrico e secrezioni contenenti bicarbonato come la saliva.
I liquidi provengono dall'ingestione, dalla secrezione gastrica e dall'afflusso di liquido extracellulare che in seguito all'alterazione della circolazione addominale e all'aumento della permeabilità della mucosa gastrica si riversano nel lume dello stomaco. Questo liquido extracellulare contiene grandi quantità di bicarbonato che si incontrano con l'acido cloridrico secreto in conseguenza al pasto e danno origine a produzione di anidride carbonica.
A seconda della causa una progressiva dilatazione dello stomaco può passare da una semplice dilatazione ad una torsione.
La dilatazione gastrica normalmente precee la torsione, altre volte la torsione può succedere senza una precedente dilatazione. Questo fatto suggerisce che la dilatazione non è il solo fattore che predisponga alla torsione.

Nella dilatazione la grande curvatura dello stomaco si sposta ventralmente, causando uno spostamento dorsale e a sinistra del piloro che si posiziona adiacente all'esofago. Questo spostamento trascina la milza attraverso i legamenti gastrosplenici. Una volta dislocata la milza inibisce il normale e spontaneo ritorno dello stomaco.

La rotazione oraria dello stomaco è l'evenienza più comune di torsione dello stomaco; il massimo grado di rotazione normalmente è compreso tra i 270 e 360°. Se la rotazione è più di 180° si parla di volvulo, se invece è meno di 180° si parla di torsione
La rotazione oraria inizia da uno spostamento del piloro e dell'antro che si spostano dalla parete addominale destra alla linea mediana per poi passare oltre il fondo ed il corpo dello stomaco e situarsi nel quadrante i sinistra dell'addome mentre il corpo dello stomaco è situato nel quadrante di destra.Con la progressiva dilatazione e lo spostamento dello stomaco la grande curvatura si posiziona lungo la parete dorsolaterale destra dell'addome (d). In questa posizione lo stomaco viene ricoperto completamente dal grande omento che di conseguenza è la prima struttura anatomica che si presenta dopo l'incisione chirurgica della parete addominale. Più precisamente apparirà una lamina del grande omento se il piccolo omento si è lacerato, ed entrambe le lamine del grande omento se il piccolo omento si è solo allungato Questo è il primo sintomo diagnostico chirurgico di torsione dello stomaco.
La torsione dello stomaco in senso antiorario avviene più raramente ed il massimo grado di torsione è di 90° In questo tipo di patologia il piloro e l' antro si dislocano superiormente e cranialmente lungo a parete addominale destra posizionandosi adiacenti all'esofago. In questo caso il grande omento non copre lo stomaco al momento dell'incisione chirurgica.La posizione della milza varia e dipende dal grado di torsione gastrica. L' occlusione dei vasi splenici, causa una forte congestione splenica in seguito anche alla chiusura della vena porta. La milza è anche sottoposta ad una torsione oraria od antioraria del suo peduncolo vascolare contribuendo alla splenomegalia. La milza può essere riposizionata nello stesso tempo in cui si riposiziona lo stomaco se non è già avvenuta una necrosi. Nella maggior parte dei casi una splenomegalia (colore rosso scuro e blu) la milza ritorna alla dimensione e colore normale nel giro di pochi minuti dopo il riposizionamento. Se invece è presente una necrosi splenica od una trombosi delle vene della milza dovrebbe essere fatta l'asportazione della milza prima del riposizionamento. Il riposizionamento di una milza necrotica può portare alla liberazione di mediatori vasoattivi o fattori scatenanti la compromissione del sistema circolatorio (trombi).La dilatazione gastrica si verifica in cani di qualsiasi razza e qualunque età con prevalenza nei maschi con un rapporto di 2: 1 rispetto alle femmine. La dilatazione gastrica acuta avviene in quanto lo stomaco non può vuotarsi per cui si ha un aumento della pressione intragastrica che in condizioni normali viene ridotta da eruttazione e vomito. In questa forma gas, liquidi e contenuto solido dello stomaco si accumulano e non possono fuoriuscire in quanto i cani affetti non sono in grado di eruttare o di vomitare, probabilmente perche' la connessione gastroesofagea ed il cardia non riescono ad aprirsi e ciò può essere dovuto alla alterazione dei rapporti anatomici.La normale disposizione anatomica degli organi in questa area ha lo scopo di prevenire il riflusso gastroesofageo, ma se i meccanismi antiriflusso sono eccessivi non si verificherà il fenomeno naturale dell'eruttazione ne tanto meno quello del vomito. L'angolo d'entrata dell'esofago nello stomaco determina l'apertura dello sfintere cardiale in risposta ad un aumento della pressione intragastrica. Quando lo stomaco si riempie e di conseguenza si abbassa nell'addome, l'angolo tra l'esofago (che è trattenuto dal diaframma) e lo stomaco diventa acuto e l'aumentata pressione intragastrica chiude la valvola. Il diaframma svolge un ruolo nel meccanismo antiriflusso in quanto tiene in posizione l'angolo obliquo determinato dall'ingrasso dell'esofago nello stomaco. La lunghezza della porzione esofagea intraaddominale, la angolazione tra esofago e stomaco e la pressione intragastrica nel loro complesso contribuiscono perciò a prevenire il riflusso.Nel riflesso del vomito il segmento intraaddominale dell ' esofago si retrae nella cavità toracica a causa delle contrazioni dei muscoli longitudinali dell 'esofago e della pressione negativa che si instaura nella cavità toracica al momento del riflesso del vomito, in questo modo l'angolo acuto formatosi tra esofago e stomaco si apre e il contenuto alimentare può essere rigettato verso I' esterno.Tale complesso può risultare alterato nei cani di grossa taglia con torace ed addome profondo che possono avere la porzione intraaddominale dell'esofago più lunga del normale, ciò permette allo stomaco di abbassarsi ulteriormente nella cavità addominale rendendo insufficiente la retrazione in cavità toracica dello esofago durante il riflesso dell 'eruttazione-vomito cosicchè l'angolo rimane acuto e il cardia non si apre.La seguente tabella mostra il fattore di rischio delle più comuni razze canine per ciò che concerne la dilatazione-torsione. L' ordine conferma che la taglia è il più importante tra i fattori che determinano la dilatazione-torsione dello stomaco, ma indica anche che tra cani che alla fine del loro sviluppo hanno dimensioni simili possono esistere diverse differenze di rischio. Per esempio il setter gordon ed il setter irlandese sono considerati ad alto rischio come le razze di taglia gigante, mentre il golden retriver ed il labrador sono meno soggetti al rischio come le razze di taglia più piccola. Ciò fa pensare che oltre alle dimensioni è importante anche la conformazione del corpo dell ' animale e ricollegandoci al concetto espresso precedentemente possiamo affermare che i due setter hanno una profondità toracica più marcata del golden e del labrador


Razza

Alano

San Bernardo

Weimaraner

Setter Irlandese

Gordon Setter

Barbone Medio

Basset Hound

Doberman

Bobtail

German Shorthaired pointer

Newfoundland

Pastore Tedesco

Airdale Terrier

Alaskan Malamute

Retriver della Baia di Chesapeake

Boxer

Collie

Labrador Retriver

Springer Spaniel Inglese

Samoyed

Bassotto Tedesco

Golden Retriver

Rottweiler

Meticcio

Cocker Americano

Barbone Nano

Rischio GDV

41.3

21.8

19.3

14.2

12.3

8.8

5.9

5.5

4.8

4.5

4.4

4.2

4.1

4.1

3.7

3.7

2.8

2.0

1.6

1.0

1.2

1.1

1.1

1.0

0.6

0.3

Grado di rischio

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

13

14

15

16

17

18

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20

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I sintomi clinici sono rappresentati dalla dilatazione della porzione craniale dell'addome, dolore epigastrico, irrequietezza ed ipersalivazione. Il grado di dilatazione gastrica determinerà la gravità dei segni clinici.La triade semiologica composta da conati di vomito improduttivo, dilatazione della porzione craniale dell'addome associata a meteorismo e impossibilità di introdurre la sonda gastrica caratterizza la dilatazione gastrica con torsione. E' difficile differenziare la dilatazione gastrica semplice dalla torsione parziale.La torsione gastrica si divide in due gruppi:I° gruppo con rotazione in senso orario di 270 gradi sull'esofago quando si esamina il soggetto caudalmente 2° gruppo con rotazione di 90° in senso antiorario (questi casi sono una percentuale molto bassa).Sono state descritte torsioni in senso orario da 180 e 360 gradi. Fino a 180 gradi la torsione può essere presente senza dare ostruzione e si può risolvere spontaneamente. Una torsione di 180 gradi o superiore provoca una ostruzione a livello della giunzione esofagogastrica e alla porzione pilorica dello stomaco; ciò impedirà il passaggio della sonda nello stomaco. Con una torsione inferiore a 180 gradi la sonda può passare nello stomaco con una difficoltà che dipende dal grado di torsione, dall'abilità dell'operatore e dalla collaborazione del paziente.L'esame radiografico con proiezione latero-laterale destra col paziente in decubito mostra il piloro, ripieno di gs, in posizione dorsale e leggermente craniale rispetto al fondo dello stomaco anch'esso ripieno di gas. In condizioni normali invece il piloro è situato ventralmente. Il ripiegamento della parete pilorica su quella dal fondo determina la comparsa delle immagini radiogafiche di una plica di tessuti molli che sembra dividere lo stomaco in più compartimenti.

RADIOGRAFIE

FASE INIZIALE

FASE FINALE
Le conseguenze della dilatazione gastrica e della torsione gastrica sono pressoché identiche e sono caratterizzate da ipossia cellulare e da gravi squilibri emodinamici che coinvolgono° lo stomaco° la funzione respiratoria° il sistema vascolare° l'equilibrio acido-base ed idro-elettrolitico° la quasi totalità degli organi addominaliI cambiamenti patologici che si verificano a livello dello stomaco vanno dall'edema all'emorragia alla necrosi a tutto spessore. I cambiamenti patologici sono il risultato dell' azione degli acidi gastrici, dell' ischemia e della riperfusione. La necrosi della parete dello stomaco interessa la grande curvatura soprattutto nel fondo e nel corpo.La determinazione della presenza e dell' estensione del danno ischemico gastrico è spesso difficile ma a causa dell'alta incidenza di complicazioni postoperatorie associate alla necrosi gastrica, la determinazione precisa della vitalità dello stomaco è importante. Purtroppo non esistono ancora parametri obiettivi consistenti per una valutazione intraoperatoria di questo danno. La determinazione clinica del danno dello stomaco è basata essenzialmente sulla colorazione della sierosa, sulla perfusione e sulla palpazione della parete dello stomaco.La tecnica di colorazione con fluorescina non è affidabile per giudicare la vitalità dello stomaco in quantol' emorragia e la conseguente colorazione della sierosa possono bloccare la diffusione della fluorescina inducendo una diagnosi falso positiva di danno ischemico allo stomaco. Una volta che la zona di danno ischemico è stata localizzata si può eseguire una tecnica di gastrectomia parziale tradizionale con resezione e sutura oppure una tecnica di invaginamento parziale dello stomaco che evita la resezione di tessuto gastrico anormale. Questa tecnica è raccomandata nei casi di zone devitalizzate di dubbia vitalità ed è consigliata in quanto evita il rischio di contaminazione legato alle tecniche di resezione.L'apparato respiratorio è notevolmente colpito in quanto una marcato aumento di volume dello stomaco rende difficile l'escursione diaframmatica e causa la riduzione del volume tidalico. La difficoltà a svolgere la funzione respiratoria provoca un aumento dell'energia consumata per mantenere un'adeguata funzione polmonare. La diminuzione del ritorno venoso secondario all' ostruzione della vena porta e della vena cava caudale causa anche una diminuita ossigenazione dei polmoni. Tutti questi fattori causano ipossiemia.Lo shock ipovolemico è in assoluto la complicanza più precoce della dilatazione e della torsione. Già grave nel caso della dilatazione a causa dell'enorme pressione esercitata dallo stomaco sulla vena cava caudale, diventa oltremodo drammatico quando si verifica la torsione con l'inevitabile torsione del sistema portale. Nonostante l'organismo reagisca a tale situazione, con l'attivazione di un circolo collaterale attraverso i seni vertebrali ventrali, vena azygos e vene cava craniale, il risultato finale dell'ostruzione della vena cava caudale e della vena porta è il sequestro di grosse quantità di sangue con una marcata riduzione del ritorno venoso al cuore destro con conseguente insufficiente gittata cardiaca. Uno shock settico e tossico può inoltre complicare il quadro. Responsabile di ciò è ancora una volta l'occlusione della vena porta e di conseguenza la riduzione della capacità di smaltimento delle endotossine da parte del sistema reticolo endoteliale del fegato.Tra le alterazioni cardiache un ruolo importante spetta alle turbe del ritmo cardiaco. Si tratta per lo più di aritmie ventricolari dovute agli squilibri elettrolitici, a sostanze cardiodepressanti aspecifiche liberate dagli organi ischemici, squilibri del S.N.A. e soprattutto all'ischemia miocardica da riduzione del flusso ematico coronarico.Le più gravi tachiaritmie si osservano durante le prime 24-36 ore dopo la correzione della sindrome quando la sorveglianza del paziente, uscito indenne dall' intervento chirurgico, tende a diventare meno vigile.Per quanto riguarda gli squilibri elettrolitici, sebbene alcuni soggetti in cui era stata indotta sperimentalmente una torsione gastrica abbiano manifestato una fugace iperkaliemia subito dopo la fase di decompressione, è opinione diffusa che l'ipokaliemia sia la più importante alterazione elettrolitica osservata nel corso della sindrome spontanea. Tra i molteplici fattori che concorrono al determinismo dell'ipokaliemia ricordiamo l'eliminazione dello k secondaria alla fluidoterapia aggressiva delle prime fasi, nonché le perdite gastriche ed intestinali.La supplementazione con ione k dovrebbe essere effettuata solo dopo la determinazione dellaconcentrazione sierica. Tuttavia nell' impossibilità di ottenere tale misurazione e per evitare pericolose iperkaliemie è opportuno non superare la dose di 20 mEq/1 da diluire nei fluidi di mantenimento.Gli squilibri acido-base sono stati solo recentemente oggetto di approfondite indagini.Se in passato si considerava l'acidosi metabolica come inevitabile conseguenza della grave ipossia tissutale, attuali studi più critici hanno dimostrato in modo univoco che solo eccezionalmente esistono netti spostamenti del Ph e della riserva alcalina verso l' acidità. Ciò non significa necessariamente che nel corso della sindrome non esistano eventi in grado di determinare un' apprezzabile alterazione del Ph ematico ma piuttosto che accanto a meccanismi acidogeni (ipossia generalizzata, metabolismo anaerobico, acidosi lattica) ne esistono altri sicuramente alcalogeni (massiva secrezione acida nel lume gastrico, sequestro di grandi quantità di H, aumento di HCO2 plasmatico per equilibrare la perdita ingente di CI- ), Lo sviluppo simultaneo e consequenziale di tali meccanismi antitetici sarebbero dunque all'origine della "neutralità" che più frequentemente si osserva nei casi clinici.


TERAPIA

Il trattamento chirurgico del complesso dilatazione, torsione, volvolo gastrico rimane uno dei principali problemi chirurgici d'emergenza nella pratica dei piccoli animali. Il trattamento della malattia gastrica è progredito fino al punto in cui il successo dell'intervento chirurgico per la sua correzione è notevolmente aumentato e l'incidenza delle recidive è quasi completamente annullata. Il crescente successo del trattamento acuto della patologia è attribuibile alla combinazione di più fattori:- considerazione della necessità di una tempestiva decompressione,- migliori controlli dello shock,- migliori regimi anestesiologici- una più ampia varietà dei sistemi di monitoraggio del paziente.In passato uno dei problemi più ardui che si presentavano al veterinario riguardava i dati che indicavano come l'animale sopravissuto ad una torsione o volvolo dello stomaco aveva un incidenza di recidiva maggiore.
Ora con l' avvento delle tecniche di gastropessi destra permanente, questo problema è stato eliminato.Il trattamento della torsione prevede quattro tappe fondamentali:
1) ripristino del volume intravascolare e trattamento del collasso cardiovascolare in quanto grossi volumi di liquidi sono sequestrati, durante la torsione gastrica, negli organi e nei vasi addominali. In più vi è un basso apporto di sangue nel tratto gastrointestinale, pancreas e milza dovuto ad una compressione sulla vena porta e sulla vena cava caudale, di conseguenza si ha un' acidosi metabolica.Occorre ristabilire il volume di sangue circolante mediante un catetere giugulare che permette di somministrare rapidamente grandi quantità di liquidi e che consente di controllare la pressione venosa centrale del cane. Si somministra una soluzione di Ringer lattato con bicarbonato di sodio alla velocità di 90 ml/kg ora.Quando il volume circolante è stato ripristinato si somministrano 5-10 lrig/kg di succinato di idrocortisone per via endovenosa e 4-8 mg/kg di desametazone somministrato lentamente endovena con la fleboclisi. Poiché il desametazone richiede da 60 a 90 minuti per raggiungere il suo effetto clinico, l' attività dell' idrocortisone comincerà a decrescere appena aumenta quella del desametazone.Nel liquido di somministrazione si aggiungono inoltre antibiotici ad ampio spettro per prevenire la peritonite con seguente alla gastrotomia o alla perforazione della parete gastrica e lo shock tossico.

2) realizzazione rapida, continua e durevole della decompressione dello stomaco mediante l'introduzione di una sonda orogastica o l'inserimento di un trequarti per via percutanea. Un suggerimento per l'introduzione della sonda è quello di tenere il cane con il dorso rivolto verso di voi e la testa diretta verso il soffitto, con le vostre braccia sotto le ascelle del paziente. L' animale va sollevato delicatamente verso l' alto sino a che l' operatore non sia in grado di introdurre facilmente la sonda. Se la sonda passa nello stomaco si usa una soluzione salina tiepida per il lavaggio dello stomaco fino alla completa rimozione di tutto il materiale gastrico.Occorre monitorare l' attività cardiaca e se necessario trattare le aritmie Si può prendere in considerazione una gastropessi preventiva da eseguirsi successivamente se la razza del cane è una di quelle predisposte alla torsione dello stomaco.

Se la sonda gastrica non passa è indicata una immediata laparotomia per il:
3) riassetto delle strutture anatomiche e dei loro rapporti con gli altri organi.
Il protocollo anestesiologico da seguire deve comprendere la preossigenazione del paziente attraverso un catetere nasale, la ventilazione controllata e l'impiego di agenti anestetici caratterizzati da una minima attività aritmogena sul sistema cardio-vascolare. Per controllare le extrasistoli ventricolari è possibile ricorrere alla somministrazione di lidocaina, inizialmente alla dose di 1-2 mg/kg per via endovenosa, da aumentare lentamente, se necessariom fino ad un totale di 8 mg/kg. Gli anestetici consigliati sono rappresentati da narcoticim neuroleptoanalgesicim associazioni di lidocaina e tiobarbiturici, metossifluorano, isofluorano o alitano.
Quest'ultimo può aumentare la frequenza delle extrasistoli ventricolari.La correzione chirurgica della torsione dello stomaco si propone quattro obiettivi:° risolvere la torsione° valutare la vitalità gastrica e splenica° rimuovere i tessuti devitalizzati° prevenire le recidive.La rotazione dello stomaco avviene solitamente in senso orario, guardando l'animale da dietro. Il piloro si sposta dorsalmente fino a portarsi lungo la parete addominale sinistra, col duodeno disposto di traverso all'esofago. Il grande omento viene stirato sopra la posizione ventrale dello stomaco dilatato. La milza si sposta passivamente con la rotazione del fondo dello stomaco ed i vasi gastrici brevi situati in corrispondenza dell'inserzione dell'omento vengono spesso lacerati. La gastrocentesi facilita la derotazione dello stomaco.L'ischemia e la necrosi nella parete gastrica interessano solitamente la grande curvatura. La regione antrale dello stomaco normalmente resta vitale e costituisce quindi il sito di elezione per l'esecuzione della gastropessi o della gastronomia con inserimento di una sonda.Un colore verde chiaro o grigio della superficie sierosa dello stomaco è indice di ischemia e necrosi ed impone la resezione della parte. Il colore nero o nero bluastro è un indice meno attendibile di perdita della vitalità mentre le zone rosse od emorragiche della sierosa devono essere riesaminate 10-15 minuti dopo aver riposizionato lo stomaco. Anche le aree della parete gastrica che appaiono assottigliate o non sanguinanti sono potenzialmente ischemiche.Per valutare la perfusione arteriosa della parete gastrica può essere utile l'iniezione endovenosa di fluorescina sodica alla dose di 22 mg/kg.L' esame della milza per rilevare i danni al suo apporto sanguigno indicherà le necessità di effettuare una splenectomia: la milza è generalmente coinvolta nella torsione gastrica, ma la sua asportazione non servirà a prevenire la recidiva. Talvolta solo una porzione della milza apparirà normale dopo la sua riposizione in sede. Si potrebbe effettuare una splenectomia parziale, ma il tempo richiesto dall'intervento non è giustificato. E' meglio allora praticare la splenectomia totale.Le recidive si possono prevenire effettuando una gastropessi suturando lo stomaco e più precisamente la grande curvatura (fondo o porzione cardiaca) alla parete addominale destra.4) dieta post operatoria e il ritorno ad una normale alimentazione. Per due giorni l'animale viene tenuto a digiuno, quindi si inizia a somministrare acqua seguita da un semolino il giorno successivo e da cibi solidi dopo altri due giorni.Le cure post-operatorie sono rappresentate da:° applicazione di una sonda naso-gastrica che permette di mantenere la decompressione, per le prime 24 ore° fluidoterapia° monitoraggio cardiaco e respiratorio° misurazione dei livelli di elettroliti° determinazione dell'ematocrito, delle proteine, dell'azotemia e della glicemia° valutazione della produzione e del colore dell'urina.

TERAPIA NON CHIRURGICA DELLA TORSIONE

Una terapia non chirurgica della torsione può essere effettuata solamente nei casi in cui l'intervento medico è tempestivo, in quanto dopo pochissimo tempo dall'inizio della patologia il fondo dello stomaco, riempito di gas e dilatato si sposta nella borsa omentale probabilmente in seguito alla rottura o all'esagerata distensione del piccolo omento che normalmente collega la cruna sinistra del diaframma alla piccola curvatura dello stomaco ed è trattenuto in questa posizione da un anello costituito dall'arteria splenica, dalle piccole arterie gastriche, dalla cruna sinistra del diaframma e da una parte del corpo dello stomaco. L'anello così formatosi strangola la zona di passaggio tra il fondo e il corpo dello stomaco.Se l'intervento di svuotamento dello stomaco attraverso una sonda esofagea viene messo in atto prima che questa situazione si verifichi, qualche volta lo stomaco ritorna nella sua normale posizione immediatamente, o entro qualche ora dopo l'evacuazione, in altri casi può rimanere in posizione anomala per giorni o settimane senza causare un disturbo funzionale.  



Quali sono le cause? 
Molte sono le teorie proposte per questo tipo di patologia.
- Fenomeni ostruttivi nel tratto di uscita dello stomaco
- Disturbi della conduzione nervosa della muscolatura dello stomaco
- Movimenti di dondolmento dello stomaco (corsa o salti) dopo aver mangiato o bevuto
- Ingestione di grandi quantità di aria (aerofagia) Qual'è la sintomatologia?         
I segni della GDV variano in base alla gravità della distensione. Molti animali possono avere solo dilatazione gastrica. In questi casi lo stomaco contiene una grande quantità di gas e fluidi, però questo non è ruotato su se stesso. Altri casi possono essere presentati subito dopo la torsione, mentre altri ancora vengono portati già in uno stato di shock, con problemi cardiaci, circolatori e respiratori.I classici segni di dilatazione gastrica e torsione sono:
-Insorgenza rapida
- Aggravamento veloce delle condizioni
- Numerosi conati senza produzione di vomito
- Eccessiva salivazione e scialorrea (sbavamento)
- Distensione addominale. Se l'addome viene percosso con le dita si ode un suono di tamburo
- Debolezza e letargia che portano al collasso
- Aumento della frequenza cardiaca e respiratoria- Disinteresse nel cibo- Gemiti- Deambulazione- Debolezza con incapacità di rimanere eretto
La dilatazione gastrica è un evento che richiede un immediato ricovero e trattamento con particolare attenzione al ripristino delle funzioni cardiache e polmonari.I sintomi severi, quali le gengive rosso scuro, blu, grigie o bianche, un battito cardiaco veloce e un impulso debole sono seguiti normalmente da prostrazione e dalla morte

Determinazione delle fasi della torsione : 
L'osservazione del comportamento e dei sintomi sul cane sono il passo iniziale in questo processo. A) sguardo e colore delle gengive B) misurazione del battito cardiaco   C) palpazione dell'addome per valutare il grado di dilatazione  Sarebbe meglio esercitarsi in anticipo, su di un cane sano, per tenere a mente come è normalmente, per esempio, il colore delle gengive del nostro cane. D) Se le gengive sono di tonalità rossa e premendo le stesse col dito e poi rilasciando le gengive ritornano  immediatamente del loro colore, il cane può essere normale o può essere soltanto nella fase di dilatazione ma non gia' di torsione. E) Se le gengive sono di color rosso-cupo, grigie, blu, e premendo col dito le stesse e poi rilasciando ritornano del loro colore lentamente oppure per niente, forse siamo di fronte ad  una situazione estrema.  

SINTOMI NELLA FASE N° 1:  
1) il cane e' agitato e deambula, il cane ansima e produce molta saliva. 
2) Tentativi improduttivi di vomitare (ogni 10-20 minuti). 
3) L'addome esibisce la pienezza e cominciare ad ingrandirsi.

AZIONI: avvertire telefonicamente il veterinario di preparare tutta l'attrezzatura chirurgica in caso si trattasse di torsione.
Trasportare immediatamente il cane dal veterinario.

SINTOMI DI FASE N° 2
1) Il cane e' molto agitato, geme, ansima continuamente, produce molta saliva. 
2) Tentativi improduttivi di vomitare (ogni 2-3 minuti). 
3) Gengive rosso scuro. 
4) Alto BPM di frequenza cardiaca (80 - 100).
 5) L'addome è ingrandito, emette il suono vuoto una volta battuto (segno di presenza di molto gas al suo interno). AZIONI: trasportare immediatamente il cane dal veterinario. 

SINTOMI DI FASE N° 3: 
1) Le gengive sono di colore bianco/azzurro. 
2) Il cane e' incapace di levarsi in piedi. 
3) L'addome è molto ingrandito. 
4) Frequenza cardiaca estremamente alta (100 impulsi deboli di BPM).
AZIONI: La morte è imminente! 

 Raccomandazioni per contribuire a evitare la torsione dello stomaco nel cane:
 I veterinari continuano a studiare il problema della torsione ed ancora ci sono molte domande senza risposta. I ricercatori hanno elaborato le seguenti raccomandazioni per contribuire ad impedire la torsione.
Dovreste discutere queste raccomandazioni con il vostro veterinario ed altri proprietari di cani di media-grande taglia: 
1) Alimentare i cani due o tre volte al giorno, piuttosto che una sola volta ed occasionalmente, quando e' possibile, osservarli dopo che hanno mangiato. 
2)Evitare l'esercitazione vigorosa, eccitamento e solleciti un'ora prima e due ore dopo l'alimentazione.
Camminare è giusto perché contribuisce a stimolare la funzione gastrointestinale normale.
 3)Alimentare i cani individualmente ed in una posizione calma. 
4)Fare gradualmente i cambiamenti di dieta in un periodo di 3-5giorni. 
5)Accertarsi che l'acqua sia sempre disponibile ma limitare la quantità subito dopo il pasto.  
6)Controllare qualsiasi azioni o comportamento che possono segnalare il disagio addominale (pienezza addominale, deambulazione, eccessiva salivazione, gemiti, incapacita' nel restare in posizione eretta, assunzione di una posizione corporea nel tentativo di distendere l'addome alla ricerca di alleviare il dolore, ansia e tentativi infruttuosi di vomitare, ecc. Stabilisca un buon rapporto con un veterinario. Discuta le procedure di emergenza, la chirurgia preventiva (Gastropexy) e l'amministrazione medica generale del vostro cane.  
 

 Cimurro
Grave malattia infettiva causata dal virus "Paramyxovirus" scoperto nel 1905. Può essere contratta a qualsiasi età tramite contagio diretto da un cane ammalato, ma anche dall'ambiente in cui si trovino materiali patologici infetti (saliva, feci, urina, ecc.). Il periodo di incubazione varia dai 3 ai 7 giorni con febbre alta e mancanza di appetito; in seguito, a seconda della via di introduzione, sopravvengono i sintomi della malattia:
- digestivi (vomito, diarrea, stomatite, tonsillite);
- respiratori (tosse, scolo catarrale dalle narici);
- oculari (lacrimazione intensa, congiuntivite purulenta);
- cutanei (pustole, esantemi sotto le ascelle e sul ventre);
- nervosi (convulsioni, paralisi, meningiti, encefaliti, tic).
La mortalità è alta, anche se non si esclude la guarigione del cane: frequentemente, nell'animale che abbia superato questa malattia, si riscontrano fenomeni neurologici permanenti ( epilessia, convulsioni, paralisi ). 
PROFILASSI:vaccinale, la prima all'età compresa fra la sesta e la decima settimana di vita, necessita di un richiamo dopo tre quattro settimane, seguita da richiami annuali.igienico sanitaria, isolamento degli animali di nuova entrata, disinfezione dei locali con soluzioni al 10% di ipoclorito di sodio, formolo, fenolo.

Parvovirosi canina o gastroenterite virale
Malattia infettiva causata da un piccolo virus, il "Parvovirus", in rapida diffusione dal 1979, che colpisce soprattutto gli animali giovani non ancora vaccinati. Il virus, una volta ingerito, si moltiplica in maniera molto rapida. La sintomatologia iniziale è caratterizzata da una sorta di depressione, anoressia, vomito profuso, febbre alta, diarrea emorragica maleodorante e nerastra con conseguente disidratazione ed un rapido dimagrimento dell'animale che rifiuta cibo ed acqua. La terapia si basa sull'uso di antibiotici, soluzioni reidratanti che servono contro le infezioni secondarie di origine batterica, la disidratazione e le emorragie gastrointestinali. Anche in questo caso la prevenzione tramite il vaccino, con richiamo annuale, è il mezzo più efficace per prevenire l'insorgere della malattia.

Adenovirus
Il responsabile di questa malattia è l' "Adenovirus canino" (CAV 1), un virus che contagia il cane attraverso la via orale quando questo viene a contatto con sostanze infette (escrementi, saliva) e colpendo il fegato (epatite virale); se contratto respirando, il virus porta ad infezione delle prime vie respiratorie (laringo -tracheite virale). La sintomatologia, nel primo caso, si evidenzia nell'astenia, aumento eccessivo della temperatura corporea , vomito, diarrea e spesso ittero. Nel secondo caso il virus causa scolo dalle narici, tosse, arrossamento degli occhi e lacrimazione. Entrambe le forme, se si interviene prontamente, possono essere curate. La forma di prevenzione consigliata è la vaccinazione da ripetersi annualmente.

Parainfluenza e
  Adenovirus Canino
sono due virus responsabili di gravi forme respiratorie.


Bordetella Bronchiseptica  (Tosse dei canili)   batterio responsabile di malattie respiratorie estremamente contagiose, la conseguente tracheobronchite può persistere da settimane a mesi.

Leptospirosi
Si tratta di una malattia infettiva di origine batterica, prodotta da diversi tipi di leptospira, molto diffusa in tutto il mondo. E' trasmissibile direttamente, da animale malato a sano, o indirettamente attraverso l'ingestione di acqua, alimenti o altro materiale contaminato (acqua di torrente, fiumi, canali e fognature). Agenti di diffusione sono soprattutto i roditori (topo nero, topo di fogna e porcospino) che non patiscono tale infezione ed eliminano le leptospire con le urine. Inizialmente i sintomi sono febbre, malessere generale, anoressia, tonsillite e vomito. Nel cane le leptospirosi si manifestano in tre forme cliniche: gastroenterite emorragica, ittero o nefrite. La prima (morbo di Stuggart o tifo canino) è dovuta alla "Leptospira Ictero-Haemorragiae" o alla "Leptospira Canicola"; presenta vomito emorragico, diarrea e insufficienza renale acuta. Anche la forma itterica è data da questo virus e presenta, oltre ai sintomi già descritti, ittero coloro giallo arancio e piccole macchie rosse sulle mucose. La nefrite è causata la "Leptospira Canicola" con forme renali molto gravi. Oltre ad essere molto pericolosa per il cane può essere trasmessa all'uomo (Zoonosi
) la profilassi consiste nella vaccinazione con richiamo annuale, mentre per i cani che sono più esposti degli altri all'infezione, è consigliabile ripetere il richiamo ogni sei mesi.

Leishmaniosi     Leishmaniosi.org   ( per altri testi interessanti A - B - C - D )
Questa malattia è causata da un protozoo ,Leishmania Infantum, che penetra nell'organismo animale tramite un moscerino (flebotomo) ed in breve tempo raggiunge i diversi organi interni: il periodo di incubazione può arrivare a due anni. Può presentarsi in due forme:
- Acuta: si manifesta con febbre, tremori muscolari e porta alla morte nel giro di pochi giorni. E' 
comunque una forma rara che colpisce soprattutto i cani giovani.
-Cronica: più frequente della prima, interessa solo gli adulti ed associa sintomi che interessano la pelle, le mucose, le ghiandole, gli occhi, le viscere, il sistema nervoso e le articolazioni
I sintomi generali sono dati da prostrazione, dimagrimento, atrofia muscolare e ipertermia. I sintomi che interessano la pelle sono dati da lesioni cutanee, perdita della lucentezza del pelo e caduta di questo in zone localizzate (dita, dorso, coda, gomiti) e intorno agli occhi. A volte il tartufo diventa secco e screpolato e si può anche assistere ad una crescita smisurata delle unghie ( "unghie da grifone") . Si possono notare, inoltre, ulcerazioni alla bocca ed alle mucose respiratorie. Vi possono essere ingrossamenti delle ghiandole linfatiche, nonché dissenteria ed insufficienza renale. E' una malattia trasmissibile all'uomo ma fino ad oggi non esiste un vaccino. La prevenzione in questo caso è basata sulla lotta ai propagatori (vedi prodotti utilizzati contro le zanzare ) e sulla distruzione dell'habitat a loro propizio.

Rabbia
La rabbia è una malattia virale conosciuta fin dall'antichità, oggetto di studi e ricerche scientifiche (Pasteur nel 1885 applicò il primo trattamento antirabbico), diffusa in molte parti del mondo tra cui Africa, Asia, America del Sud ed Europa dove si sviluppò nel 1968, interessando l'Italia fino all' Appennino Tosco-Emiliano. Nel nostro continente è la volpe che funge da principale mezzo propagatore soprattutto in Germania, Francia, Austria, Paesi dell'Est, ex Jugoslavia e Turchia. Il virus della rabbia è un "Rhabdovirus" che si trasmette attraverso il morso di animali rabidici. Il periodo di incubazione va da 15 ai 60 giorni: si moltiplica in un primo tempo nel punto di inoculazione nelle cellule muscolari, poi colonizza l'intero sistema nervoso, risalendo fino ad arrivare al cervello che è la sede definitiva. Nel cane infetto la malattia si presenta in tre fasi: nella prima l'animale si mostra inquieto e come spaventato. Nella seconda (forma furiosa) presenta turbe nervose e può presentarsi una paralisi delle corde vocali con cambiamento dei latrati emessi. Possono presentarsi anche disturbi motori (forma paralitica: Rabbia muta) caratterizzati da paralisi; paralisi della mandibola inferiore ed incapacità di abbaiare; paralisi degli arti ( emiplegia, paraplegia ). L'evoluzione della malattia, qualunque sia la sua forma, va da tre a cinque giorni. E' consigliabile prevenire questa patologia dato che non esiste la possibilità di una terapia valida: la vaccinazione può essere fatta a partire dai 3 mesi nella specie canina ed è necessario rispettare la data per il richiamo annuale. In Italia tale forma di prevenzione è facoltativa, ma diventa obbligatoria in alcuni casi:
- in certe zone dove sia necessaria come profilassi contro il contagio;
- per i cani che vengono introdotti in Sardegna, Sicilia, Elba e tutte le isole del territorio nazionale;
- per i cani che vengono portati all'estero;
- per i cani che partecipano a concorsi, manifestazioni ed esposizioni.
Qualora il cane avesse morso una persona o un altro animale, deve essere tenuto in osservazione veterinaria per un periodo di 10 giorni dalla data della morsicatura: questo controllo può essere effettuato anche presso il domicilio del proprietario.

Malattia di Rubarth
E' un'epatite di origine virale (Adenovirus di tipo CAV 1). L'urina rappresenta la principale forma di contaminazione: dopo un'incubazione di 2 o 3 giorni la malattia si manifesta con problemi digestivi (vomito, diarrea). Da 10 a 15 giorni dopo l'infezione possono apparire disturbi agli occhi: la cornea si colora di blu ( edema corneale chiamato "cheratite blu"): questa malattia provoca in oltre gravi lesioni epatiche. Il virus, comunque, può generare manifestazioni cliniche indipendenti del fegato : turbe respiratorie (rino-tracheo-bronchite). Nella forma iperacuta colpisce maggiormente i cuccioli, i quali muoiono nel giro di poche ore senza aver presentato sintomi evidenti. La prevenzione, anche in questo caso, si basa sulla vaccinazione, a partire dai 2 mesi, con richiamo annuale.


Malattie infestive gastroenteriche
I prodotti antiparassitari per uso interno dovrebbero essere somministrati al cane e al gatto per due volte nel corso dell'anno. Preferibilmente in Primavera ed in Autunno.


Ascaridi
Sono i parassiti intestinali che maggiormente colpiscono i cani. Vivono nell'intestino privando l'animale di nutrimento e dando luogo a coliche, vomito e diarrea. Possono essere osservati nelle feci (vermi biancastri lunghi in media da 5 a 10 centimetri a forma di spaghetto rotondi) che ne rappresentano il veicolo di trasmissione: le uova ingerite raggiungono l'intestino e passando nel fegato; da qui, per via circolatoria, raggiungono i polmoni e la faringe ritornando, da vermi adulti, nell'intestino. E' molto importante "sverminare" il cane il prima possibile e sottoporlo poi a periodici controlli delle feci, nonché raccogliere e distruggere queste ultime onde evitare la trasmissione all'uomo e ad altri animali.

Ancilostomi
Parassiti intestinali filiformi, bianco-rossastri , più piccoli degli ascaridi, succhiatori di sangue che causano anemie. I sintomi sono: vomito, nausea, dolori addominali, diarrea (questa può essere nerastra per la presenza di sangue digerito). Le larve, che nascono da uova eliminate tramite le feci, possono essere ingerite o penetrare attraverso la pelle dell'addome e dei cuscinetti plantari. Anche in questo caso è bene sverminare l'animale da cucciolo ed effettuare controlli periodici; distruggere le feci appena evacuate costituisce inoltre un sistema per evitare la trasmissione.

Tenie
Parassiti intestinali conosciute come "verme solitario", di colore rosa-biancastro, piatte, con lunghezza da pochi centimetri a 1-2 metri. Vivono sulla superficie dell'intestino liberando le proglottidi (frammenti del verme che contengono le uova) tramite le feci che si presentano come chicchi di riso. La tenia che più frequentemente colpisce il cane è la "Diphylidium Caninum" che ha nella pulce il suo vettore intermedio. I sintomi, talora siano visibili, sono : appetito smisurato e dimagrimento; disappetenza, nausea, dolori addominali, diarrea. L'animale colpito tende a sfregare l'ano per terra, a leccarsi, a girarsi di scatto. La diagnosi viene emessa dopo un esame delle feci.

Tricocefali
Parassiti intestinali lunghi dai 4 ai 7 centimetri filiformi, difficili da vedere nelle feci, che si insediano nell'intestino cieco e nel colon cibandosi di sangue. Le uova, eliminate tramite le feci, possono essere attive per periodi molto lunghi. Le larve possono subito reinfestare l'animale irritando ed infiammando il lume intestinale, causando diarrea mucosa mista a sangue. Anche in questo caso è consigliato un controllo periodico delle feci dal medico veterinario nonché la distruzione immediata di queste. 

Gravidanza isterica
La gravidanza isterica o pseudociesi o lattazione isterica), non deve essere considerata un evento patologico ma fisiologico. Nei gruppi di canidi selvatici (iene e licaoni, per esempio) si assiste ad un interessante fenomeno: all'epoca dei calori si accoppiano e si riproducono solo le femmine di grado elevato nella linea gerarchica le quali sono anche quelle deputate, nel branco, a procacciare il cibo. Le altre femmine del gruppo si sincronizzano sul calore ed a circa quaranta giorni producono latte che viene assunto dai cuccioli delle femmine dominanti durante l'assenza per le battute di caccia. Si assiste così ad un vero e proprio fenomeno di "adozione dei cuccioli da parte di balie".Anche nelle cagne domestiche si verifica un fenomeno analogo a meno che non vengano sterilizzate con asportazione delle ovaie (ovarioisterectomizzate) e i "sintomi" delle femmine che presentano una pseudogravidanza sono vari e tendenti a simulare i comportamenti della femmina nel post partum ed in allattamento. La cagna si comporta a tutti gli effetti come se avesse una cucciolata da accudire; la cagna provvederà allora a preparare il nido, tenderà a girare per casa con giocattoli e pupazzetti di peluche che simuleranno i cuccioli, soffrirà di inappetenza o al contrario, di un appetito vorace (polifagia), potrà avere episodi di vomito e diarrea e soprattutto aumento del volume delle mammelle con produzione di latte. Questo fenomeno è legato ad un alta concentrazione nel sangue dell'ormone progesterone ed alcuni Autori riportano che questa condizione possa predisporre la cagna alla comparsa di tumori della mammella.La terapia della pseudogravidanza si effettua in quei casi in cui si rischi una mastite o quelli nei quali il comportamento della cagna venga considerato ossessivo e quindi intollerabile. La terapia consiste sostanzialmente nell'uso di farmaci antiprolattinici, farmaci che antagonizzano l'ormone prolattina responsabile della produzione lattea. A questa terapia si può associare una terapia comportamentale: vanno infatti rimossi tutti gli oggetti che nell'animale risvegliano l'istinto materno e determinano un'accentuazione dell'impulso a coltivare le cure ai cuccioli finti, la cagna andrà portata fuori più volte al giorno per distrarla; si possono associare sedativi se l'animale si presenta agitato e spray o unguenti dal gusto sgradevole per evitare i fenomeni di autosuzione. Fra gli effetti collaterali dei farmaci antiprolattinici, il più importante è che possono indurre vomito.


Malattie della pelle di origine parassitaria

Micosi cutanee
Organismi vegetali, chiamati "funghi", localizzati sulla pelle e sul pelo dei cani, trasmissibili all'uomo. Si possono distinguere 3 situazioni:
- forma localizzata: caduta di pelo a forma di chiazze circolari ,sulla testa, sul lato esterno dell'orecchio, sugli arti anteriori, etc. Può presentarsi una desquamazione della pelle.
- Forma diffusa: differente dalla prima per un maggiore coinvolgimento della pelle e del pelo.
- Forma asintomatica: nessun segno clinico ne rivela la presenza. Solo un esame con coltura può diagnosticarla.

Rogna
Rogna Demodettica (Rogna Rossa) : è causata dall'acaro "Demodex Canis" che colonizza i follicoli del pelo e trasmette alcuni batteri patogeni. Il cane presenta un appetito a volte aumentato, un senso di disagio e nervosismo nonché un arrossamento della pelle sopra i gomiti, nei garretti, sulle labbra, accompagnato da crosticine e pustole. E' una malattia dovuta a difetti immunitari ereditari e, in molti casi, dopo la guarigione possono verificarsi delle ricadute. E' una malattia poco contagiosa sia per l'uomo che per l'animale in buone condizioni di salute.
Rogna Sarcoptica ( Scabbia ): è una malattia parassitaria molto contagiosa, caratterizzata da forte prurito e croste cosparse su tutto il corpo del cane. E' trasmissibile sia per via diretta, da soggetto ammalato a quello sano, che per via indiretta, da ambiante contaminato. Viene curata abbastanza facilmente ed è consigliabile attuare una massiccia disinfestazione dei luoghi contaminati.
Cheyletiellosi: dovuta all'acaro "Cheyletiella, colpisce gli animali che vivono in ambienti poco puliti. Si presenta con crosticine, untuosità del pelo, desquamazione e conseguente prurito ed irritazione. Si cura tramite bagni, spugnature, polveri e spray antiparassitari.
Rogna Otodettica (Rogna dell'orecchio): l'acaro che la causa è l'"Otodectes Cynotis" che infesta l'interno dell'orecchio e il padiglione auricolare esterno, cibandosi di cellule desquamate e siero. Porta fastidio, prurito e conseguente arrossamento nonché la formazione di cerume nerastro. Si cura tramite specifici prodotti antiparassitari nel canale auricolare.

Pulci
Sono insetti succhiatori di sangue che vivono sull'animale. Possono vivere dai 6 agli 8 mesi depositando, le femmine, alcune centinaia di uova, non sull'animale ma nell'ambiente. La loro presenza, anche se la permanenza sull'animale è di 4-5 ore al giorno, è caratterizzata dagli escrementi simili a granelli di sabbia, situati alla base del pelo sulla testa, sul collo e sul dorso dell'animale. Il soggetto tende a d essere nervoso, si morde, si gratta. La saliva della pulce può causare allergia con sintomi tipici a quelli dell'orticaria : il pelo inizia così a cadere e compaiono croste sul dorso, sulla schiena e alla base della coda. L'azione per debellarle deve essere duplice:
a) verso l'animale: con bagni, spugnature, shampoo, spray, gocce, compresse etc;
b) verso l'ambiente: con disinfezione dei luoghi dove l'animale vive (cuccia, poltrone) nonché
tappeti, zerbini, pattumiere ,etc.


Pidocchi
Parassiti succhiatori di sangue, biancastri, che si nutrono di detriti e materiali vari che si trovano sulla cute dell'animale. Non possono attaccare l'uomo. Misurano circa 1-2 millimetri e producono uova che aderiscono l pelo dell'animale, il quale presenta prurito, untuosità del pelo, crosticine sulla pelle.


Zecche
Parassiti succhiatori di sangue esistenti in diverse specie. Si localizzano soprattutto sulla testa (fronte, orecchie, labbra, palpebre), sul collo e negli spazi interdigitali. Principalmente si trovano due tipi di zecche: il primo e rappresentato da parassiti che compaiono dai mesi primaverili a quelli estivi con maschi di colore rosso-marrone scuro, lunghi 2-3 millimetri con corpo piatto e 8 piccole zampe mentre le femmine sono più grandi (4-10 millimetri), grigiastre.
Il secondo tipo, mene frequente, con parassiti molto piccoli (1-2 millimetri al massimo), di colore violaceo.
Ogni femmina può deporre da 3000 a 5000 uova che dopo l'incubazione si trasformano in larve che possono svilupparsi solo su un ospite intermedio: dopo un pasto di sangue, che va di 3 ai 6 giorni, la larva cade e diventa una ninfa octopode. Un altro ospite intermedio è necessario perché si trasformi in adulto sessuato dove avverrà anche l'accoppiamento.
Per staccare le zecche dal corpo dell'animale bisogna prima anestetizzarle con un batufolo di cotone imbevuto di alcool per alcuni secondi, quindi con una pinzetta estrarla girandola in senso antiorario. Quando estratta è opportuno bruciarla subito, non schiacciarla per terra perché questo consentirebbe alla zecca di continuare il suo ciclo naturale.
La profilassi sanitaria necessita di un'azione antiparassitaria sull'animale (spray, polveri, bagni antiparassitari, ecc.) e nei luoghi contaminati.
La zecca trasmette diverse malattie tra le quali: la Babesiosi o Piroplasmosi, malattia del sangue dovuta alla "Babesia Canis", protozoo parassita dei globuli rossi che li distrugge per moltiplicarsi, causando anemie , in alcuni casi, porta alla morte. I sintomi della malattia sono caratterizzati anche da difficoltà nella coagulazione, insufficienza renale e turbe nervose, nonché grande spossatezza, febbre, urine scure, turbe visive.

La Babesiosi :La specie più diffusa è la B.canis inoculata da Rhipicefalus sanguineus. Si possono anche frequentemente osservare ipereccitabilità associata alla babesiosi cerebrale. Altre manifestazioni attribuite all'infezione sono ascite, bronchite, porpora e dolori muscolari. La diagnosi è effettuata tramite striscio di sangue. Spesso l'infezione è complicata dalla presenza di Ehrlichia canis anch'essa trasmessa dalla stessa zecca. La terapia si base sulla somministrazione di Imidocarb in un'unica somministrazione al sospetto clinico; ripetere dopo 14gg se si sospetta una concomitante infezione da ehrlichia. Utile la somministrazione di una terapia di supporto. La profilassi si base sulla lotta al vettore (front line) e su un vaccino Pirodog che però non da una copertura sicura al 100%.

La  Piroplasmosi:

INTRODUZIONE

I protozoi del genere Babesia sono parassiti intracellulari (globuli rossi) degli animali domestici in grado di determinare anemia e emoglubinuria. Sono trasmesse da zecche in cui il protozoo passa da una generazione a quella successiva tramite trasmissione transovarica.Sno ospiti tutti gli animali domestici (anche uomo ma ospite non specifico), vettori sono zecche della famiglia Ixodidae in cui abbiamo trasmissione transovarica e transtadiale

CICLO BIOLOGICO
Il parassita ha aspetto tipicamente piriforme e si trova spesso accoppiato all'interno degli eritrociti. Si moltiplica per scissione binaria, la cellula ospite viene sequestrata nella milza e processata dai macrofagi permettendo la liberazione dei piroplasmi. Dopo un pasto effettuato da una zecca femmina, si ritiene che i piroplasmi abbiano una fase di sviluppo sessuale e migrano attivamente verso l'ovaio dell'artropode. Invadono le uova e continuano a riprodursi attivamente nella larva di zecca. Quando questa effettua il primo pasto essi migrano negli acini salivari dove divengono sporozoiti dotati di elevato potere infettante. Questi ultimi vengono inoculati nell'ospite verso la fine di un pasto di sangue.

PATOGENESI
L'infezione dell'ospite vertebrato è seguita da una fase silente di 7-14gg. Una volta che i globuli rossi sono stati sequestrati dalla milza, la patologia evolve differentemente a seconda che si tratti di soggetti suscettibili o resistenti. In quest'ultimo il protozoo viene distrutto o tenuto sotto controllo da una risposta cellulo-mediata mentre nei soggetti suscettibili il microrganismo infetta altri eritrociti dando luogo alla fase sintomatica della patologia caratterizzata dalla formazione di anticorpi contro gli antigeni protozoari espressi sulla superficie dei globuli rossi. La piroplasmosi da anemia da lisi eritrocitaria cioè anemia emolitica ed eritrofagocitosi extravascolare ed immunomediata (anche le emazie non parassitate) perché la rotture dei globuli rossi immette nel sangue degli antigeni che si fissano sulla membrana esterna di altri eritrociti che sono poi riconosciuti con non self.

SINTOMATOLOGIA
Abbiamo febbre, abbattimento, mucose pallide e itteriche, splenomegalia. Se non trattata è infausta; nei rari casi di guarigione la convalescenza è molto lunga. La malattia dipende da numerosi fattori:-virulenza della specie-età dell'ospite-stato immunitario dell'ospite-presenza del vettore-stress

Filariosi Cardiopolmonare
Questo mese parliamo di una malattia parassitaria largamente diffusa in Italia e nel mondo, sostenuta da un nematode (Dirofilaria Immitis), vale a dire un verme a sezione tonda molto lungo (le femmine adulte misurano anche 30 cm mentre i maschi adulti raggiungono 20 cm.)Il parassita colpisce con maggior frequenza il cane, meno di frequente il gatto ( il gatto è relativamente resistente all'infestazione tuttavia i casi sono in aumento nelle aree endemiche) e solo occasionalmente l'uomo (in bibliografia è riportato un caso di malattia evolutiva in un individuo affetto da HIV). Tra i cani quelli che vivono all'esterno presentano un rischio 5 volte maggiore rispetto a quelli da appartamento.Le forme adulte del parassita vivono nel ventricolo destro, nelle arterie polmonari e nella vena cava caudale. Tali parassiti adulti, maschi e femmine, generano delle larve microscopiche che viaggiano libere nel torrente circolatorio. Per garantire la trasmissione della malattia da un cane infestato ad uno sano occorre l'intervento di un vettore biologico che in questo caso è la zanzara. Essa si nutre del sangue dell'animale infestato e con esso ingerisce le larve di primo stadio (non in grado di determinare malattia per es. a seguito di trasfusioni, o per passaggio transplacentare da madre a feto). Nell'apparato buccale della zanzara le larve subiscono in circa due settimane due mute diventando così L3 (larve di terzo stadio) in grado di determinare malattia se veicolate dall'insetto ad un cane sano. Una volta inoculate tali larve migrano nel tessuto sottocutaneo dell'animale dove permangono per qualche tempo subendo altre due mute e tramutandosi in forme giovanili di Dirofilaria Immitis che poi migreranno verso il cuore dove troveranno la loro sede definitiva. Occorrono dai cinque ai sei mesi prima che l'infestazione si evidenzi e si possa diagnosticare, e che compaiano microfilarie in circolo in grado di perpetuare il ciclo del parassita.La gravità della parassitosi è strettamente correlata al numero dei parassiti presenti (da 1 esemplare a più di 250 per cane, circa 3 in media per il gatto) ed alla durata dell'infestazione; se presenti in ridotta quantità (<50) si localizzano solo nelle arterie polmonari mentre, se presenti in gran numero (>75), sono costretti a spingersi verso l'atrio destro e vena cava caudale(>100). Il primo danno, come si può presagire, è di tipo meccanico a carico dei tessuti vascolari ed endocardico. Le "matasse" di parassiti possono occludere vasi sia direttamente che indirettamente vista la proliferazione reattiva da essi indotta a carico dell'endotelio vascolare. Aumentano le resistenze nel circolo perché i vasi colpiti si presentano ristretti, il polmone risulta meno irrorato e si ha ipertensione polmonare; inoltre il cuore deve sottostare ad uno sforzo maggiore per contrastare le aumentate resistenze di circolo. Il danno all'arteria polmonare si ripercuote direttamente sul polmone determinando una polmonite interstiziale ed alveolare cronica. I danni al polmone derivanti da occlusioni vascolari si rendono evidenti in presenza di parassiti morti.SintomiEsistono forme asintomatiche e paucisintomatiche (tachipnea, intolleranza allo sforzo, tosse).
Sintomi polmonari
: affaticamento precoce, tosse, dispnea (difficoltà respiratoria) sia nelle forme avanzate che in quelle di grado moderato, nelle forme gravi si possono avere fenomeni di emottisi (espettorazione di sangue) associati a tromboembolismi spesso causati dalla morte dei parassiti indotta dalla terapia. Nel gatto la tosse è frequente nelle forme croniche esistono poi forme di grave difficoltà respiratoria sempre frequenti in questa specie.
Sincope
: perdita temporanea di coscienza dovuta ad un calo dell'ossigenazione cerebrale.Ipertensione venosa.Emoglobinuria 
( presenza del pigmento ematico nelle urine).
Sindrome nefrosica
( degenerazione del rene).
Vomito intermittente
: questo sintomo è molto frequente nell'infestazione del gatto.

Diagnosi
Il sospetto che l'animale sia ammalato deve sempre avere qualora esistano le condizioni ambientali perché la malattia si sviluppi (aree endemiche, clima temperato, presenza del vettore, vita all'aperto, mancata profilassi) o quando siano presenti i sintomi surriportati.La diagnosi definitiva di malattia viene effettuata tramite test sierologici che ricercano nel sangue dell'animale, la presenza di sostanze prodotte dagli adulti di Dirofilaria immitis. Tali test hanno completamente soppiantato la ricerca microscopica delle larve in uno striscio di sangue, perché poco attendibile.Test sierologici sono disponibili anche per il gatto.E' di grande ausilio in caso di positività, valutare la gravità della patologia, mediante radiografie toraciche, ecocardiografie, ed elettrocardiogrammi. In base ai risultati di queste indagini viene deciso lo schema terapeutico.TerapiaLa terapia si articola in più fasi poiché si devono in separata sede eliminare i parassiti adulti e le forme larvali. La terapia adulticida presenta il rischio di una morte massiva dei parassiti con la conseguente mobilizzazione dalle loro sedi preferenziali e l'instaurarsi di una pericolosa tromboembolia polmonare. Tale possibilità viene minimizzata con una corretta valutazione del singolo caso e preparazione farmacologica del paziente che dovrà essere tenuto rigorosamente a riposo nei mesi successivi alla terapia.PrevenzioneLa profilassi viene effettuata nelle aree endemiche nei periodi in cui è attivo il vettore e si basa sul presupposto che l'animale possa essere infestato; di conseguenza la somministrazione mensile di un farmaco che uccide le L3 previene la comparsa della malattia, bloccando il ciclo evolutivo.I farmaci usati a tale scopo sono l'ivermectina, la mibemicina, e la mossidectina.

Ferite cutanee
(got on web)


Possono essere varie le ferite che un cane può riportare,da morso di un altro animale,da taglio,da arma da fuoco,o ferite esterne conseguenti a traumi gravi,come gli incidenti stradali o più semplicemente da pezzi di vetro o ferro che possono provocare lesioni ai piedi o agli spazi interdigitali.In caso di ferite ampie per le quali si rendono necessari punti di sutura è indispensabile fare intervenire il veterinario e nell'attesa dello stesso disinfettare la ferita e fermare l'emorragia.

dove applicare un laccio emostatico

Le ferite alle zampe provocano emorragie piuttosto notevoli in quanto è una zona del corpo che presenta numerosi vasi sanguigni.
La prima cosa da fare,è il non farsi prendere dal panico e valutare l'estensione e la profondità della ferita.Può trattarsi di una leggera escoriazione,o di una ferita superficiale nella quale è compromessa solo la cute,o di ferita più profonde nella quale possono essere coinvolte anche strutture situate sotto la pelle,può essere stata recisa un'arteria o una vena,o possono essere stati lesionati nervi e tendini.

Nel caso di incidenti stradali probabilmente ci saranno anche fratture e lesioni interne.

Controllare la perdita di sangue e se è limitata basta esercitare una leggera pressione utilizzando un tampone di garza sterile o in mancanza anche un fazzoletto,se la perdita di sangue non si ferma e la ferita è sul tronco dell'animale,avvertire il veterinario,e nel frattempo occorre raffreddare la parte ferita con un tampone di ghiaccio,o con garze bagnate in acqua fredda.

Se la ferita è nelle gambe la prima cosa da fare è fermare l'emorragia mediante l'applicazione di un laccio emostatico o di qualcosa che può adattarsi all'uso,una cravatta o una cintura che vanno annodati all'arto dell'animale al di sopra della ferita,tenendolo stretto per 2-3 minuti poi allentarlo un poco per permettere la circolazione,e continuando questa pratica per circa 20-30 minuti ed intervenire,se possibile disinfettando la ferita.Per eseguire la disinfezione della ferita occorre coprire la stessa con della garza,tagliare il pelo attorno evitando di far cadere peli nella ferita,disinfettarla scrupolosamente con acqua ossigenata,poi asciugarla e passare una pomata antibiotica, alla fine per evitare che la ferita si inquini e che movimenti dell'animale la aprano ancora la ferita occorre proteggerla con un bendaggio facendo attenzione che l'animale non arrivi a mordere la benda,quindi rimuovere il laccio.Se valutiamo che la ferita non è di grandi dimensioni e non esce più sangue è sufficiente cambiare il bendaggio e applicare ancora la pomata per qualche giorno,altrimenti dobbiamo fare intervenire il veterinario.
Per le escoriazioni o ferite superficiali basta un tampone imbevuto in acqua tiepida con disinfettante (acqua ossigenata,cloro),se invece la ferita è profonda spruzzare l'acqua con un poco di disinfettante con una siringa senza ago.

Come eseguire un bendaggio


Il principale scopo di un bendaggio è quello di proteggere la zona ferita dalle impurità esterne,e nel caso del cane c'è anche quello di evitare che si lecchi la ferita.
I materiali occorrente per eseguire una fasciatura sono le garze sterili da appoggiare sulla ferita,delle bende per coprire la garza e del cerotto per fissare la benda ed eventualmente una retina estensibile che copra e tenga fermo il bendaggio,e bisogna poi evitare che l'animale morda la fasciatura nell'intento di toglierla.In caso di mancanza di questo materiale possiamo attrezzarci usando delle strisce tagliate fazzoletti,lenzuola o asciugamano,purché siano ben pulite.
Il bendaggio non deve essere così stretto da impedire la circolazione,né largo che possa sfilarsi facilmente.Prima di un bendaggio le ferite e le ustioni vanno sempre lavate e disinfettate.Poiché il pelo dell'animale non offre una buona aderenza del cerotto,spesso occorre fare un bendaggio affinché la garza messa sopra la ferita resti fissata.

Naturalmente si deve valutare anche la zona da fasciare,in generale ecco come procedere:
per fasciare un arto,dopo aver applicato il tampone di garza sopra la ferita,precedentemente lavata e disinfettata, avvolgere la benda attorno alla zona del corpo interessata facendo fare alla benda ogni tre-quattro giri delle torsioni su se stessa in modo che la fasciatura risulti più salda.Se la ferita si trova in prossimità di un'articolazione è opportuno includere anche questa nella fasciatura. Fissare l'estremità finale della benda con un cerotto ed apporre del cerotto anche ai margini della benda per evitare che si sposti il bendaggio.Per sicurezza possiamo infilare sulla fasciatura una retina estensibile che ricopra il bendaggio.

Per fasciare una coscia,in qualsiasi posto si trovi la ferita,il bendaggio deve comprendere coscia,fianchi e addome,ed alla fine tagliare longitudinalmente l'ultimo strato di benda formando due lembi che andranno annodati assieme per fermare il bendaggio,rimane sottinteso che la ferita deve essere stata lavata e disinfettata.

La fasciatura della spalla va fatta facendo fare alla benda diversi giri attorno al collo ed al torace,passando per gli arti anteriori,e fissandola poi con un nodo fatto dai lembi ottenuti tagliando longitudinalmente l'ultimo strato della benda.
Per fasciare un occhio dopo avere messo la garza sterile sulla ferita,la benda va fatta passare attorno alla testa includendo nella fasciatura l'orecchio opposto,fissando alla fine la benda con un nodo o del cerotto.
La fasciatura dell'orecchio si effettua dopo avere fissato l'orecchio ferito con garza sterile e cerotto,e facendo passare la benda sulla testa e attorno al collo.

Ustioni
Innanzitutto bisogna fare attenzione alla fonte da cui è scaturita l'ustione:se si tratta di un corpo solido arroventato allora si prevede che l'ustione sul corpo del cane sia circoscritta ad una sola e piccola parte del corpo,se la fonte dell'ustione è liquido bollente,in particolare olio, allora la parte del corpo ustionata sicuramente sarà più estesa.
Le ustioni hanno gravi conseguenze per il sistema vitale del cane,come abbassamento della pressione sanguigna,sopore,insufficienza renale.Questi effetti si manifestano in proporzione alla superficie del corpo colpita:se l'ustione interessa più della metà del corpo la conseguenza può essere la morte.
Se notiamo che l'ustione non è nè estesa o profonda ma superficiale e riguarda il pelo che appare bruciacchiato e la pelle che risulta arrossata e con le vesciche,può bastare raffreddare la parte con acqua fredda o effettuare impacchi di ghiaccio per 10-15 minuti,e quindi applicare una specifica pomata contro le scottature,facendo attenzione a non rompere le vesciche che si sono formate con l'ustione,ed è sempre consigliabile avvertire il veterinario.
Se invece la bruciatura interessa la parte profonda della pelle,che sarà diventata nera occorre lavare la ferita con abbondante acqua fredda spruzzata con una siringa sterile e quindi ricoprire la lesione con delle garze sterili,evitando sfregamenti ma tamponando e senza usare cotone idrofilo in attesa del veterinario che nel frattempo deve essere stato ricercato con la massima urgenza.

Avvelenamenti
I cani incorrono spesso in avvelenamenti,che nella maggior parte dei casi sono dovuti al contatto o all'ingestione di sostanze che irresponsabilmente o inavvertitamente l'uomo ha lasciato senza un'adeguata protezione.Altre volte può avvenire per l'ingestione di sostanze che sono state appositamente sparsi per uccidere animali indesiderati (topi,talpe),o per l'ingestione di foglie o fiori di piante.I sintomi di un avvelenamento possono essere vari,a secondo della sostanza ingerita e della quantità.Quando si sospetta un avvelenamento avvertire immediatamente il veterinario comunicandogli,solo se ne siamo certi,il tipo e la quantità di sostanza ingerita e nell'attesa si eseguirà la giusta terapia
Queste emergenze sono assai pericolose in quanto non sempre è facile fare una diagnosi esatta se non si hanno gli elementi necessari per una valutazione.
Quando si notano nell'animale dei segni che possono far pensare ad un avvelenamento (vomito acuto,contrazioni muscolari,tremori od emorragie,convulsioni e collasso),occorre immediatamente l'intervento del veterinario,e bisogna cercare di individuare tutti gli elementi che possono contribuire a scoprire le cause dell'avvelenamento.
Controllare se vi siano piante nelle vicinanze o sostanze velenose. È importante poi cercare di individuare la quantità della sostanza tossica ingerita ed il tempo dell'assunzione. Nell'attesa del veterinario,se è trascorso meno di mezz'ora si deve cercare di provocare il vomito facendo ingerire forzatamente con una siringa senza ago una di queste sostanze:

  • soluzione di acqua e sale in quantità da un cucchiaio da tavola in mezzo bicchiere,a secondo della mole dell'animale
  • acqua ossigenata al 5%
  • il latte va utilizzato solo in caso di avvelenamento certo di piombo o mercurio, escluderlo in tutti gli altri casi
Il materiale vomitato va consegnato al veterinario per essere analizzato.
Se constatiamo che abbia ingerito una sostanza caustica (come ammoniaca) non indurre il vomito perché nel tornare in bocca dall'esofago provocherebbe nuove ustioni ma recarsi urgentemente al pronto soccorso.


Come togliere corpi estranei
La presenza di corpi estranei arreca un forte fastidio e dolore all'animale che si mostra irrequieto e, indifferentemente in che zona si trovi il corpo estraneo,dobbiamo intervenire con urgenza.
Se un corpo estraneo (lische di pesce,legno) si è conficcato nella gola,bocca o nei denti del cane,lo stesso ha conati di vomito,dà segni di soffocamento e porta le zampe anteriori verso il muso come se tentasse di togliersi qualcosa,si interviene,meglio se in due persone,tenendo ferma la testa dell'animale con la mano sinistra e con la destra gli si apre la bocca,un'altra persona individuato il corpo estraneo tenterà di estrarlo con una pinzetta con le punte arrotondate,non usare le dita perché il nostro amico potrebbe mordere per reazione al dolore.
Per estrarre un corpo estraneo dalle orecchie ,spesso spighe,il sintomo più evidente è lo scuotimento della testa del cane e forti grattate dell'orecchio.Occorre innanzitutto tenere ferma la testa dell'animale,guardare dentro l'orecchio aiutandosi con una torcia elettrica per farsi luce e se si scorge il corpo estraneo cercare di estrarlo con una pinzetta con le punte arrotondate,se il corpo estraneo è in fondo l'orecchio non toccarlo e avvertire il veterinario,anche nel caso in cui non si nota niente ma i sintomi permangono.
Se il corpo estraneo si trova nel naso l'animale starnuterà spesso,di solito si tratta di pietruzze o spighe,bisogna innanzitutto pulire il naso dal muco e localizzato il corpo estraneo estrarlo con una pinzetta a punte arrotondate,se non si riesce avvertire il veterinario al più presto,perchè con il respiro il corpo estraneo può risalire nelle cavità nasali causando seri danni.

FARE MOLTA ATTENZIONE  QUANDO SI EFFETTUANO QUESTE OPERAZIONI

Se accertiamo che un corpo estraneo è stato ingerito il cane mostrerà sintomi particolari,come vomito irrefrenabile,in particolare dopo assunzione di acqua,rifiuto del cibo,assenza di defecazione e profondo abbattimento.Se notiamo questi sintomi non cerchiamo di indurre il vomito o dare purganti con la speranza di fare espellere il corpo estraneo,poiché potremmo aggravare la situazione,solo il veterinario è nelle possibilità di affrontare questa situazione.
Frequenti sono i corpi estranei che si possono conficcare nelle zampe del cane,sassolini,schegge di vetro,spighe,il cui sintomo evidente è che il cane zoppica o non appoggia completamente la zampa a terra.Anche in questo caso ci occorre una pinzetta,controllare la zampa e gli spazi interdigitali e cercare un piccolo forellino o un taglietto,che è spesso l'unico segno visibile della ferita.Dopo aver tagliato il pelo attorno alla ferita togliere il corpo estraneo aiutandosi con la pinzetta,dopo aver disinfettato il taglio con acqua ossigenata applicare una pomata antibiotica e quindi,se lo riteniamo opportuno fare un bendaggio per non causare infezioni.
Un corpo estraneo nell'occhio spesso nei periodi estivi è rappresentato da sassolini,semi di spighe,che il cane incontra nelle sue corse nei prati.Togliere un corpo estraneo nell'occhio è un intervento molto serio e pericoloso,che solo il veterinario dovrebbe fare,ma se siamo nell'impossibilità di avere la sua sua assistenza dobbiamo intervenire urgentemente,in quanto il cane avrà dolore e lo strofinerà spesso causando magari ulteriori danni.L'occhio apparirà gonfio e arrossato e se il corpo estraneo appare ben visibile si può fare scorrere dell'acqua dentro l'occhio e cercare di rimuovere il corpo con una garza sterile o un fazzoletto pulito,non utilizzare assolutamente pinzette in quanto un movimento della testa del cane potrebbe aggravare l'occhio.
Rimane comunque il consiglio dato prima,se il corpo estraneo si trova negli occhi rivolgersi con sollecitudine all'assistenza del veterinario.

Come praticargli una iniezione
Ricordarsi che qualsiasi medicina da somministrare al cane deve essere stata prescritta dal veterinario.

Può capitare che il nostro amico abbia bisogno urgentemente di una medicina iniettabile e che non è possibile avere l'assistenza del veterinario,è utile sapere praticare le iniezioni.
Le iniezioni sottocutanee non presentano eccessivi rischi,se non quello di essere coscienti di cosa stiamo facendo e cosa stiamo iniettando e se non ne siamo certi desistiamo.
Dopo avere riempito la siringa con la medicina da iniettare ed aver fatto uscire l'aria assieme a qualche goccia del prodotto per assicurarci che l'ago sia libero,sollevare con le dita un poco di pelle,la zona migliore per effettuare le iniezioni sottocutanee è sulla schiena in cui la pelle non è perfettamente aderente al corpo,e dopo averla disinfettata infilare l'ago parallelamente al terreno e iniettare il liquido.
Per le iniezioni intramuscolari i rischi di sbagliare sono superiori e non interveniamo se non siamo sicuri.
La zona per questo tipo di iniezioni è la parte posteriore della coscia,a metà altezza tra il bacino ed il ginocchio.Dopo aver preparato la siringa,e disinfettato la parte,si infila l'ago e si aspira leggermente per assicurarci di non avere preso accidentalmente un vaso sanguigno,segnalato dalla presenza di sangue nella siringa.Se non vediamo sangue all'interno della siringa iniettiamo il siero,e dopo avere estratto l'ago si pratica un leggero massaggio con il cotone sulla parte.
Importante in ambedue tipi di iniezioni è che il cane stia fermo.

Punture d'insetti e aracnidi
Alcuni insetti (vespe,calabroni,api) e alcuni aracnidi (ragni,scorpioni) possono inoculare con il loro morso sostanze velenose in grado di provocare lesioni localizzate o conseguenze anche più gravi,specialmente nei periodi caldi sono incidenti che capitano frequentemente, raramente sono pericolosi,ma possono essere molto dolorosi.
Il cane che viene punto dà segni di irrequietezza e si lecca frequentemente sul punto dolente,che nel giro di pochi minuti si gonfia,si tratta di attacchi allergici provocati dalle sostanze tossiche prodotte da ragni,api,e calabroni.Occorre esaminare la pelle, scostando il pelo per individuare il punto irritato,ed intervenire prontamente.
L'intervento in questi casi consiste nell'applicazione di un batuffolo di garza sterile imbevuta in ammoniaca pura o diluita,agendo con prudenza se la puntura si trova in prossimità degli occhi o della bocca,oppure fare impacchi freddi e mettere ghiaccio sulla zona colpita per evitare ulteriori gonfiori.
Per alleviare il fastidio del prurito si può applicare sulla puntura una pomata a base di cortisone,per contrastare infiammazioni e allergia.
Se si riesce ad individuare il punto preciso della puntura occorre controllare se eventualmente non sia rimasto il pungiglione e se c'è toglierlo con una pinzetta ed applicare sul luogo della ferita ghiaccio o impacchi di acqua fredda.Nella maggior parte dei casi la sintomatologia scompare nel giro di 24-36 ore,in ogni caso è bene consigliarsi con il veterinario.
In caso di morso di scorpione o vi siano molte punture di api o vespe,o quando il gonfiore sia rilevante e vi siano segni di febbre o abbattimento dell'animale ricorrere al veterinario con urgenza.

Nota di G.Piero Giacobino Trajner Scienze Comportamentali Animali interventi ricerca e studio Psicologia canina :"è utile avere a portata di mano almeno due fiale di cortisone (farmaco che prescriverà il veterinario di fiducia se lo riterrà opportuno) da poter utilizzare nel modo più appropriato quando il soggetto venisse punto in gola (pericolo) o in vicinanza di organi vitali,ma soprattutto in presenza di Shock Anafilattico."

Morsi di vipera
Le vipere sono un serio pericolo per i cani che girano per i boschi e ficcano il muso nei cespugli dove questi rettili sono soliti nascondersi.Il suo morso oltre ad essere velenoso è molto doloroso,ed il cane se non muore subito inizia a gemere e guaire disperatamente.
La localizzazione del morso è spesso nel muso del cane che appare tumefatta con due forellini distanti un centimetro l'uno dall'altro circondati da un bordo violaceo ,in un punto che rapidamente si gonfia.
La gravità dipende dalla quantità di veleno inoculato e dalla sede colpita in cui la circolazione sanguigna può essere più o meno abbondante.
Una volta individuato la sede del morso occorre agire tempestivamente.
Se l'animale vomita è il sintomo che l'avvelenamento è iniziato e l'intervento deve essere immediato.Fare sanguinare il più possibile la ferita,ma non succhiare il sangue.Applicare un laccio emostatico sopra il punto del morso per evitare la risalita del veleno ma non così stretto da bloccare la circolazione,la ferita deve continuare a sanguinare.
Importante -prima di continuare leggere la nota sotto di G.Piero Giacob

Si procede facendo un piccolo taglio a croce profondo 2-3 mm.sulla ferita per allontanare la maggior quantità di possibile di veleno schiacciando la parte con le dita in modo da fare sanguinare la ferita.Se si dispone del siero antiofidico inocularne metà con piccole punture attorno alla parte ferita,e l'altra metà,se non si sono verificate reazioni allergiche verrà inoculata come una normale iniezione intramuscolare dopo dieci minuti dalle prime.La ferita va poi lavata e disinfettata con abbondante acqua ossigenata.Il cane và comunque portato dal veterinario al più presto.Se non si dispone del siero portare l'animale velocemente al più vicino centro veterinario.E' importante che il cane venga mantenuto fermo e tranquillo.

Nota di G.Piero Giacobino Trajner Scienze Comportamentali Animali interventi ricerca e studio Psicologia canina
"Difficile stabilire in quel preciso momento se il morso è di un serpente velenoso oppure no.Consigliabile quindi non somministrare antidoti vari ed evitare i classici "tagli".Se inoculato l'antidoto in un cane morso da un serpente non velenoso il rischio di shock è elevato...quindi...
Più opportuno tenere immobile l'animale il più possibile, evitando di farlo camminare.Eventualmente rimane valido il laccio a monte del punto interessato ovviamente quando ciò sia possibile.Importantissimo avere il siero in dotazione, in quanto non sempre nell'emergenza il veterinario ne è provvisto...e quindi si perderebbe tempo prezioso".


Fratture e distorsioni
A volte il cane può incorrere in incidenti che comportano traumi alla struttura ossea.Può trattarsi di semplici distorsioni (quando i legamenti articolari vengono stirati) o di vere e proprie fratture,l'osso è diviso di netto in due monconi.
La frattura è sempre un incidente doloroso,nel caso di un arto il cane zoppica vistosamente o addirittura è impossibilitato ad appoggiare l'arto a terra per il dolore.La prima cosa da fare è sollecitare l'intervento immediato del veterinario,cercando nel frattempo di calmare il cane e di non muoverlo.Se saremo noi a portare l'animale dal veterinario lo si può trasportare con la sua cuccia in cui il cane troverà la posizione più adatta per sentire meno dolore o avvolto in una coperta allo scopo di limitare i movimenti della parte dolorante.
Solo un esame radiologico può valutare la gravità della frattura a cui il veterinario agirà di conseguenza.Certe fratture vengono curate semplicemente mettendo l'animale a riposo,per altre è necessario una stecca o di bende gessate,altre ancora richiedono un intervento chirurgico e l'utilizzo di particolari materiali metallici che dopo la saldatura dell'osso saranno rimossi.La guarigione dipende oltre che dalla gravità della frattura anche dall'età dell'animale e può risolversi nell'arco di un paio di settimane o tardare fino ai tre mesi.
In caso di distorsione o frattura e che non sia possibile immediatamente l'intervento del veterinario occorre immobilizzare l'arto con una steccatura provvisoria,coscienti del fatto che la pratica è dolorosa per l'animale.come effettuare una steccatura d'urgenza In caso di distorsione o frattura e che non sia possibile l'assistenza del veterinario l'intervento immediato ha il solo scopo di limitarne i movimenti in attesa di giungere al pronto soccorso,occorre immobilizzare l'arto con una steccatura provvisoria.
Bisogna prima di tutto fasciare l'arto con una benda di garza o un fazzoletto pulito avvolgendo uno strato di cotone idrofilo attorno la fasciatura,o in mancanza,con della stoffa morbida,e fare una nuova fasciatura sopra il cotone o la stoffa.Applicare all'arto ferito delle stecche di fortuna,o pezzi di cartone,di legno leggero o anche giornali arrotolati,di lunghezza adeguata fissandole con del cerotto o legarle con la stoffa.
Se la lussazione o frattura è situata nella spalla o nell'arto superiore anziché una steccatura può bastare momentaneamente un rigido bendaggio dell'arto che deve risultare piegato e raccolto contro il torace.
Dopo queste operazioni recarsi immediatamente dal veterinario.

 
 

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